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Archive for marzo 2009

Spiedini di pollo

Il pollo è certamente fra gli alimenti più versatili e proprio per questo si presta ad una enorme varietà di preparazioni rimanendo sempre un piatto sano e bilanciato.

Allora, se proprio la solita fettina di pollo “sbattuta” alla piastra proprio non ci va, organizziamoci!

Inventiamo delle forme nuove o quantomeno diverse dal solito, giusto per ingannare l’occhio con dei banalissimi espedienti.

Ecco quello che è venuto fuori l’altra sera dovendo mangiare necessariamente pollo.

In questo caso una vaga ispirazione orientaleggiante mi è venuta in soccorso…

 

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Per gli spiedini

Petto di pollo intero

Latte

Salsa di soia

Sesamo


Tagliamo il pollo a cubetti e facciamolo marinare per circa un’ oretta in una emulsione ottenuta mischiando due parti di salsa di soia e una di latte.

Trascorso il tempo necessario scoliamo il pollo e componiamo lo spiedino. Scaldiamo intanto la piastra o una padella antiaderente, e nel frattempo, rotoliamo gli spiedini sui semi di sesamo.

Cuocere per circa 810 minuti avendo cura di girare gli spiedini da ogni lato.

Per il contorno? Fate voi! Io quella sera non avevo altro… ma una bella porzione di verdure saltate l’avrei mangiata più che volentieri.

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…si, come no!

 

Da questa notte piove incessantemente, soffia un vento maestro niente male, alcune montagne hanno il cucuzzolo imbiancato e c’è FREEDDOOOO!!! Altro che equinozio di Primavera…

In una giornata così ci vuole una di quelle pietanze “che danno conforto”, cibi gustosi e caldi.

 

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Ho recuperato dal freezer un sacchetto di fagioli freschi, sgranati (con tanta pazienza) tempo fa e, saggiamente, conservati.

 

Purea di fagioli

 

300 g di fagioli freschi

un pomodoro maturo

un gambo di sedano

una cipolla

una carota

uno scalogno

un rametto di rosmarino

sale

pepe

olio extra vergine d’oliva

 

 

Riempire una pentola con acqua fredda ed aggiungere la cipolla, il sedano, il pomodoro, la carota; cuocere a fuoco debole sino ad ebollizione. Aggiungerei fagioli, salare e far cuocere per circa 45 minuti senza coperchio mescolando di tanto in tanto.

Scolare i fagioli e tenere da parte il brodo ottenuto.

Tritare finemente lo scalogno e soffriggerlo in un tegame con il rametto di rosmarino. Aggiungere i fagioli, un po’ d’acqua di cottura e lasciare insaporire per qualche minuto. Regolare di sale e profumare con pepe macinato al momento.

Eliminare il rametto di rosmarino e ridurre i fagioli in purea, aggiungendo se è il caso, un mestolo di acqua di cottura.

Servire con un filo d’olio a crudo e cubetti di pane.

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Hmmmm…

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E con questi bei limoni raccolti ieri pomeriggio in un giardino di Mondello (con il consenso del proprietario…è chiaro!) che ci faccio?

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E’ pur vero che ormai il suo segreto è stato ai più rivelato, ma il nostro interesse nei suoi confronti non è stato minimamente scalfito.

E’ uno di quei dolci che ancora ci ammalia e ci ipnotizza e che, sono sicuro, farà ancora strage di gole.

E se le immagini, in questi casi, valgono più di mille parole… figuratevi l’incontro ravvicinato! Un capolavoro… “Perché non parli?” gli chiederete in preda agli effluvi del cioccolato… Non preoccupatevi!

Signore e Signori benvenuti nel girone dei golosi……………

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Per 4 tortini

100 gr di cioccolato fondente al 70%

100 gr di burro

2 uova

4 cucchiai di zucchero

2 cucchiai di farina 00

In un pentolino fate fondere il burro assieme al cioccolato mescolando di tanto in tanto. Nel frattempo, in un recipiente montate le uova intere con lo zucchero. Aggiungete quindi il cioccolato fuso alle uova mescolando bene ed infine aggiungete la farina.

Distribuite il composto negli stampini e fateli riposare in freezer per 15 minuti prima di metterli in forno.

Portate la temperatura del forno a 180° ed infornate i tortini per 10 minuti.

Non appena usciti dal forno fateli riposare per altri 10 minuti prima di servirli possibilmente accompagnati da un buon gelato. ( in foto il gelato è di pistacchio con qualche accenno di cioccolato)

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La cubarda

È un dolce da sgranocchiare tipico di Palermo che affonda le sue radici nella cucina araba; la sua anima è il cimino ossia il sesamo.

È un dolce duro (niente a che vedere con la “pietra fendola” però…) e per rendere meno traumatico l’approccio, mi è stato insegnato che bisogna sostituire una parte di zucchero con del miele.

La cubarda per me è memoria, fa parte della tradizione culinaria della mia famiglia; il profumo ed il sapore rievocano in me una valanga di ricordi.


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La cubarda ovvero il croccante al sesamo

250 g di sesamo

150 g di zucchero

50 g di miele


Tostare il sesamo in una padella a fuoco dolce. In un tegame dal fondo antiaderente sciogliere lo zucchero con il miele; successivamente aggiungere i semi tostati e far cuocere per qualche minuto mescolando così da amalgamare il tutto.

Versare il composto su una teglia oleata (o meglio su un piano di marmo ben oleato) distribuendolo uniformemente e spianare con l’ausilio di un coltello anch’esso ben oleato. Lasciare raffreddare ed incidere per formare dei rettangoli. Una volta freddo, il composto si sarà indurito diventando così croccante.


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Regina di molte merende e delle mie colazioni “coccolose”… da qualche anno ho scoperto il piacere di farla da me utilizzando agrumi rigorosamente biologici, come in questo caso: arance rosse raccolte nel giardino di un amico.


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L’elemento che rende speciale questa marmellata è la scorza finemente tagliata ed aggiunta alla polpa delle arance: conferisce un profumo intenso che esalta il sapore degli agrumi.

Marmellata d’arance rosse di Sicilia

1,3 kg di arance

800 g zucchero semolato

1 limone

Lavare con cura le arance e sbucciarle avendo cura di asportare solo la parte arancione della scorza.

Tagliare a filetti la scorza d’arancia e sbollentarla per 5 minuti; scolarla per bene e tenerla da parte.

Tagliare a piccoli pezzi la polpa eliminando i semi e trasferirla in un capiente tegame con il succo di limone. Cuocere a fuoco dolce per 5 minuti ed aggiungere, poi, la scorza sbollentata e lo zucchero.

Mescolare con cura e lasciare cuocere fino a quando la marmellata avrà raggiunto la giusta consistenza ossia sino a quando mettendone un po’ in un piatto e inclinandolo la marmellata non colerà giù.Versare, dunque, la preparazione in vasetti sterilizzati con chiusura ermetica; tapparli e capovolgerli per qualche minuto. Rimetterli in piedi e lasciateli raffreddare coperti prima di riporli in luogo buio e asciutto.

Si presta a molte preparazioni dolci o abbinata ai formaggi ( mai provato con una ricottina di bufala???) ma anche sul pane casereccio con un velo di burro dà soddisfazione.

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Ecco cosa succede quando trovi in frigo della pasta sfoglia ormai  prossima alla scadenza… Ti dai da fare! E, quasi a volerti scusare per averla dimenticata, cerchi di renderla più appetitosa del solito. Come fare? Un po’ di manualità in più! D’altronde non si può negare che presentare i cibi più semplici in maniera un po’ diversa ce li rende particolarmente buoni. Non è forse vero che si mangia anche con gli occhi?

Gli ingredienti per preparare queste rose sono davvero semplici .

 

 

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Prendendo la pasta sfoglia come ingrediente base, tutti gli altri possono essere scelti a seconda dei nostri gusti e delle stagioni, in una varietà sconfinata di combinazioni tutte valide e buone.

Quello che c’è in foto sono calamari, gamberi, zucchinette e pomodorini .

E’come partecipare ad  una specie di “artattack”culinario : ricavate dei nastri di pasta sfoglia….fatto? Disponeteli su un piano e man mano adagiate sopra gli ingredienti che il vostro estro o la necessità contingente vi suggeriscono….fatto? Cominciate ora ad arrotolare il nastro fino alla fine, schiacciate un po’ la parte inferiore e adagiate le rose così formate sulla teglia,un filo d’olio fra i petali e subito in forno già caldo, per 15 minuti circa.

 

 

 

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Potrei raccontarvi che la sua origine si perde nella notte dei tempi, che la ricetta viene tramandata segretamente da druido a druido e che colui che la beve acquista una temporanea forza disumana…ma io non sono Panoramix e nella mia pozione non ci sono vischio, radici, erbe e olio di pietra…Ma io sono una fattucchiera (così dice qualcuno…) e nella mia pozione metto una polverina scura ricavata dalla pianta Theobroma cacao (Linneo, 1753)… Che vuol dire Theobroma?

Cibo degli dei !

 

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Liquore al cioccolato


 

 

 

1 l di latte

1 kg di zucchero

150 g di cacao amaro

1 baccello di vaniglia (o 2 bustine di vanillina)

250 cl di alcool

 

 

 

 

In una capiente casseruola mettere lo zucchero, il cacao amaro ed i semi di vaniglia prelevati incidendo il baccello nel senso della lunghezza; versare a filo il latte a temperatura ambiente e mescolare con una frusta per evitare che si formino grumi.

Cuocere il tutto a fuoco dolce finché il composto non accenna il bollore.

Lasciare raffreddare del tutto e aggiungere l’alcool.

Si conserva in frigo a lungo.


 

 

 

 

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Certo il nome , in tutta sincerità, tanto simpatico non mi sembra .

Ne avevo sentito parlare solo in televisione nel periodo in cui tutti i canali passavano la pubblicità di una nota marca di insalate imbustate che, fra le tante combinazioni, proponeva “lollo verde e lollo rossa”…..Forza della pubblicità sono andato a cercarla e l’ho trovata, dopo tanti giri, sugli scaffali di un ipermercato  nella sua confezione asettica . L’incontro mi ha lasciato per così dire indifferente ( il primo commento all’assaggio?…lattuga! Nient’altro da aggiungere).

Curiosità appagata. Capitolo chiuso. Mai più frequentati.


 

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L’estate scorsa però, curiosando per il  Naschmarkt , meraviglioso e brulicante mercato storico di Vienna,  fra gli eleganti palazzi in jugendstil dell’architetto Otto Wagner, una folgorazione….

Un banchetto carico di cestini pieni di questi piccoli cespi di insalatina riccia , appena raccolti…..

Verde abbagliante e fascinoso viola insieme a formare un prato di foglie arzille ed invitanti, nulla a che vedere con il ricordo che avevo della lollo depressa e ingabbiata in una banale busta di plastica .


 


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Lontano da quella bell’atmosfera sono comunque riuscito a trovare, in un più modesto fruttivendolo, quel simpatico cestino che tanto mi colpì a Vienna e, in ricordo della speciale mattinata passatain quel mercato, ho preparato una succulenta insalata:

250 gr di petto di pollo in fette non tanto sottili

1 cestino di insalata lollo mista

1 avocado maturo

2 cucchiai di salsa di soia

1 cucchiaio di miele

Timo, menta, origano, pepe

Olio d’oliva

Succo di limone


 


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Ho lasciato marinare la carne di pollo tagliata a pezzi con la salsa di soia, un filo d’olio d’oliva, e le erbe per circa un paio d’ore. Nel frattempo ho tagliato l’insalata dopo averla lavata e asciugata bene.

Ho preparato quindi un’emulsione di olio d’oliva e succo di limone ( nella proporzione di 3 parti d’olio1 parte di limone) sbattendola bene  fino a farla diventare cremosa. Ho aggiunto sale e pepe e l’ho tenuta da parte.   In una padella ben calda ho rosolato il pollo con tutta la sua marinata e, a cottura quasi ultimata, ho aggiunto il miele. Su un piatto ho sistemato l’insalata , l’avocado a fette e il pollo ed ho irrorato il tutto con l’emulsione.

 

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Bella……………

E’ la prima cosa che mi viene in mente.

E’ con lei che volevo inaugurare il nostro blog, con il mio primo amore culinario .

Di lei si è detto e scritto di tutto, ci sono tutt’ora dibattiti aperti e questioni irrisolte. Alla fine però,ci mette sempre tutti d’accordo in ogni momento ed in ogni angolo del mondo da Carrapipi a Kuala Lumpur. E se per prepararla esistono un’infinità di modi e per farcirla una miriade di condimenti, il suo nome rimane ovunque unico ed intraducibile : PIZZA.

Durante il corso degli anni, dopo una esagerata serie di prove effettuate da assoluto autodidatta , sono finalmente giunto alla versione che al momento mi soddisfa moltissimo e che di seguito vi propongo.


350 gr di farina 00

350 gr di farina di rimacinato

2 Cucchiai colmi di zucchero

15 gr di sale

1 cubetto di lievito di birra (25 gr)

½ bicchiere d’olio d’oliva

Acqua tiepida


Misceliamo insieme le farine e lo zucchero. A queste aggiungiamo un bicchiere d’acqua tiepida nel quale avremo sciolto il lievito. Cominciamo ad impastare aggiungendo ancora un altro bicchiere d’acqua. Solo quando l’acqua si è assorbita possiamo aggiungere il sale e ,sempre continuando ad impastare, l’acqua necessaria per ottenere un impasto bello sodo .

A questo punto uniamo l’olio lo facciamo ben incorporare all’impasto e aggiungiamo ancora quel tanto d’acqua necessaria per rendere l’impasto liscio e soffice. A questo punto lasciamo riposare il tutto per circa 3 ore. Quando l’impasto sarà ben lievitato lo sgonfiamo impastandolo di nuovo. Adesso possiamo stendere la pasta sulle teglie e la facciamo lievitare ancore per circa 1 ora e mezza. Trascorso questo tempo siamo pronti per condire la pizza in assoluta libertà, ciascuno secondo coscienza.( Io all’inizio metto solo il pomodoro e solo 5 minuti prima di sfornarla tutto il resto). Per quanto riguarda la cottura posso dire che nel mio forno cuoce a 220 gradi per 25 minuti poi che dire…. Ognuno conosce i suoi polli

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