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Posts Tagged ‘ricette della nonna’

Caponata in Sicilia vuol dire estate, sole e melanzane…rigorosamente fritte!!!

In realtà il nome della pietanza deriva dal pesce capone servito nelle tavole dei nobili siciliani con una salsa agrodolce a base di cipolle…nelle cucine meno facoltose il pesce veniva sostituito con gli ortaggi: ecco dunque le melanzane ed i carciofi nella versione invernale.

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Caponata di carciofi

12 carciofi

50 g di capperi sotto sale sciacquati in acqua calda

100 g di olive verdi

400g di salsa di pomodoro fresca

3 gambi di sedano

2 cipolle bianche

1/3 bicchiere di aceto di vino bianco

2-3 cucchiai di zucchero

sale

pepe

olio evo

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Mondare i carciofi, togliendo la maggior parte delle foglie esterne e le punte con le spine; tagliarli a spicchi e tenerli in acqua acidulata con succo di limone per una decina di minuti. Sbollentarli leggermente, scolare per bene e mettere da parte.

In una padella capiente far imbiondire in abbondante olio extravergine d’oliva mezza cipolla tagliata a fettine; aggiungere e soffriggere i carciofi.

Lavare il sedano, tagliarlo a pezzetti e sbollentarlo una decina di minuti in acqua bollente con poco sale. Sciogliere in un bicchiere lo zucchero nell’aceto, preparando così ciò che conferirà alla preparazione il sapore agrodolce tipico di ogni caponata che si rispetti.

Nella medesima padella adoperata per i carciofi far appassire con un po’ di olio le cipolle precedentemente affettate; aggiungere il sedano, i capperi e le olive tritate grossolanamente.

Unire la salsa e l’agrodolce (aceto + zucchero), mescolare per bene; aggiustare di sale e pepe e lasciar cuocere, a fuoco dolce, per circa 10 minuti.

Sistemare i carciofi in una ciotola capiente e versarvi sopra la salsa appena preparata. Coprire e mettere a riposare…Lo abbiamo scritto già qui, ma ve lo ripetiamo “La caponata DEVE riposare, per insaporirsi … più passa il tempo e più è buona!”

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Con questa ricetta partecipiamo alla raccolta di Pan per focaccia dal titolo “Col cappero”.

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Viri chi dannu ca fannu i babbaluci, ca cu’ li corna ammuttanu i balati;

si unn’era lestu a ghiccàricci ‘na vuci, viri chi dannu ca fannu i babbaluci…

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I babbaluci… molluschi gasteropodi di terra …lumache dotate di conchiglia…alimento molto diffuso in Sicilia consumato durante l’estate, precisamente da giugno a settembre. A Palermo è tradizione (nel senso che è tassativo, non si scappa…) mangiare i babbaluci la sera antecedente il festino di Santa Rosalia (14 Luglio), ogni anno non si contano i danni arrecati dalla festività alla popolazione di babbaluci presenti nelle campagne panormite!!

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I babbaluci

1 kg di lumache conchigliate

1 testa d’aglio

tanto prezzemolo

olio evo

Il giorno prima della preparazione lavare per bene, avendo cura di non rompere i gusci, i babbaluci e metterli a spurgare in un capiente scolapasta che verrà coperto con un grande coperchio per evitare che le lumache possano darsela a gambe…

Il giorno successivo, prendete una pentola grande e distribuite del sale sul bordo (piccolo trucco per evitare la fuga ) e ponetevi all’interno le lumache. Lasciare riposare al sole per circa due ore in modo tale che le lumachine escano fuori dal guscio per via del calore. Infine, cambiare l’acqua e mettere a cuocere per qualche minuto a fuoco lento.

In un tegame far soffriggere, in abbondante olio, gli spicchi d’aglio tritati finemente; regolare di sale e pepe, aggiungere le lumache e abbondante prezzemolo. Lasciare insaporire qualche minuto mescolando spesso.

I babbaluci vanno serviti freddi e si mangiano tirando fuori la lumachina dal guscio con l’aiuto di uno stuzzicadenti oppure… succhiandoli!!!

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Il tonno…animale bellissimo, nuotatore abile ed efficiente capace di grandi migrazioni da una sponda all’altra dell’Atlantico percorrendo in media 40 miglia al giorno.

I tonni vengono a farci visita ogni anno fra Maggio e Giugno quando entrano da Gibilterra e seguono le diramazioni della corrente di ingresso atlantica per raggiungere le aree di riproduzione…ed è in questo periodo che nelle nostre tavole, con ingresso trionfale, fa la sua comparsa …

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‘A tunnina col sugo

1 trancio di tonno da 1 kg (la parte più idonea per questa preparazione è quella del cozzo ossia la porzione alta del dorso)

400 g di concentrato di pomodoro

200 g di pisellini

menta fresca

aglio a spicchi

sale&pepe,

1 cipolla

olio evo

acqua qb

Mettere il tonno in una ciotola capiente piena d’acqua per circa due ore, avendo cura di cambiare di tanto in tanto l’acqua. Scolarlo, asciugarlo per bene e ammuttunarlo…ossia praticare con un coltello affilato delle incisioni all’interno delle quali introdurre uno spicchio d’aglio, un paio di foglie di menta e un pizzico generoso di sale e pepe.

In un tegame far soffriggere la cipolla tagliata sottilmente e poi aggiungere i piselli. Dopo qualche minuto unire il concentrato di pomodoro e diluire con acqua.

Intanto, in una padella far scaldare un po’ d’olio nel quale far rosolare il tonno. Regolare di sale&pepe e appena il sugo accenna il bollore aggiungere il tonno e far cuocere per circa 40 minuti.

Una volta cotto far raffredare il pesce; servirlo tagliando il trancio a fette e accompagnandolo con il sugo&piselli.

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Nonostante la lunga assenza, in molti siete venuti a farci visita e c’è chi addirittura ci ha assegnato un premio…

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Grazie Nanny

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Le sarde

Sardina pilchardus è un pesce molto diffuso nel Mediterraneo pescato soprattutto da marzo a settembre e noto per le sue caratteristiche nutrizionali in quanto ricco di omega 3.

A Palermo, come del resto in tutta la Sicilia, le sarde vengono impiegate in numerose ricette… dalla preparazione a beccafico, al connubio con il finocchietto selvatico o con i broccoli, oppure fritte  allinguate o semplicemente marinate con succo di limone… insomma  rappresentano uno degli ingredienti chiave della nostra cucina tradizionale.

Qui ve le proponiamo col sugo sotto forma di polpette.

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Polpette di sarde al sugo

1,5 kg di sarde fresche

3 uova

200 g di parmigiano grattugiato

foglie di menta

pinoli e uva passa

700 g di salsa di pomodoro fatta in casa

1 cipolla

Squamare ed eviscerare le sarde; eliminare la testa, la lisca e, per quanto possibile, le spine.

Tritare grossolanamente i filetti così ottenuti ed unirli in una terrina al parmigiano, alle uova, ai pinoli, all’uvetta e alle foglie di menta precedentemente lavate e tritate. Con il composto ottenuto formare delle polpette (la mie sono un po’ cicciottelle…).

In un tegame far soffriggere la cipolla finemente affettata e quando è dorata aggiungere le polpette e soffriggerle in modo da formare una leggera crosticina scura.  Dopo di ciò unirle al sugo di pomodoro preparato in precedenza e far cuocere per circa 20 minuti. Servire tiepide.

Secondo me sono fa-vo-lo-se mangiate il giorno dopo la preparazione…anche fredde!!

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“…Appena aperto il frigorifero, la vide. La caponatina! Sciavuròsa, colorita, abbondante, riempiva un piatto funnùto, una porzione per almeno quattro pirsone. Erano mesi che la cammarera Adelina non gliela faceva trovare. Il pane, nel sacco di plastica, era fresco, accattato nella matinata. Naturali, spontanee, gli acchianarono in bocca le note della marcia trionfale dell’Aida…”

(La gita a Tindari, A.Camilleri)

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Il nome di questa pietanza deriverebbe dal “capone”, pesce (lampuga) dalla carne pregiata ma piuttosto asciutta che veniva servito nelle tavole dell’aristocrazia siciliana condito con una particolare salsa agrodolce. Il popolo, non potendo permettersi il costoso pesce, lo sostituì con le più economiche melanzane.

Sembra che la ricetta sia di origine palermitana ma, in Sicilia, ne esistono moltissime versioni…probabilmente una per ogni famiglia!

Quella che riporto è la ricetta della nonna, la mia nonna!!

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La caponata della nonna

6 melanzane nostrane (ossia di quelle scure e lunghe)

50 g di capperi sotto sale sciacquati in acqua calda

100 g di olive verdi

400g di salsa di pomodoro fresca (in realtà quel tanto che basta per formare un sughetto appena colorato e denso)

3 gambi di sedano

2 cipolle bianche

1/3 bicchiere di aceto di vino bianco

2-3 cucchiai di zucchero

sale

pepe

olio d’oliva per friggere…tanto

Lavare le melanzane e sfilettare la buccia…levare in tutto 4 strisce, una per lato; tagliare gli ortaggi a dadini di circa 2 cm per lato e metterli a bagno con acqua e sale per circa 30-45 minuti in modo che perdano l’amaro.

Dopo averle scolate per bene, friggere le melanzane in abbondante olio caldo a fuoco dolce. Una volta cotte metterle in uno scolapasta (o in una ciotola foderata con carta assorbente o carta in cui viene avvolto il pane) e salarle.

Preparare l’agrodolce in un bicchiere sciogliendo lo zucchero nell’aceto; lavare il sedano, tagliarlo a pezzetti e sbollentarlo una decina di minuti in acqua bollente con poco sale.

In una padella a bordi alti fare appassire con un (bel) po’ di olio le cipolle precedentemente affettate; aggiungere il sedano, i capperi e le olive tritate grossolanamente.

Unire la salsa e l’agrodolce, mescolare per bene; aggiustare di sale e pepe , far cuocere per circa 10 minuti.

Sistemare le melanzane fritte in una ciotola capiente e versarvi sopra la salsa agrodolce. Coprire e mettere a riposare…La caponata DEVE riposare, per insaporirsi … più passa il tempo e più è buona!

Caponata

Con questo capolavoro della cucina siciliana partecipiamo alla raccolta di Simona intitolata “Melanzana perlina dell’orto

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…si, come no!

 

Da questa notte piove incessantemente, soffia un vento maestro niente male, alcune montagne hanno il cucuzzolo imbiancato e c’è FREEDDOOOO!!! Altro che equinozio di Primavera…

In una giornata così ci vuole una di quelle pietanze “che danno conforto”, cibi gustosi e caldi.

 

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Ho recuperato dal freezer un sacchetto di fagioli freschi, sgranati (con tanta pazienza) tempo fa e, saggiamente, conservati.

 

Purea di fagioli

 

300 g di fagioli freschi

un pomodoro maturo

un gambo di sedano

una cipolla

una carota

uno scalogno

un rametto di rosmarino

sale

pepe

olio extra vergine d’oliva

 

 

Riempire una pentola con acqua fredda ed aggiungere la cipolla, il sedano, il pomodoro, la carota; cuocere a fuoco debole sino ad ebollizione. Aggiungerei fagioli, salare e far cuocere per circa 45 minuti senza coperchio mescolando di tanto in tanto.

Scolare i fagioli e tenere da parte il brodo ottenuto.

Tritare finemente lo scalogno e soffriggerlo in un tegame con il rametto di rosmarino. Aggiungere i fagioli, un po’ d’acqua di cottura e lasciare insaporire per qualche minuto. Regolare di sale e profumare con pepe macinato al momento.

Eliminare il rametto di rosmarino e ridurre i fagioli in purea, aggiungendo se è il caso, un mestolo di acqua di cottura.

Servire con un filo d’olio a crudo e cubetti di pane.

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